Due fratelli in guerra, Adidas vs Puma

Salve a tutti! Io sono figlia unica quindi non ho problemi di litigi o disaccordi con fratelli e sorelle e voi? Litigate o litigavate spesso con i vostri fratelli? I due del film non avevano disaccordi, iniziarono tra loro una vera e proprio guerra che portò però alla nascita di due dei più noti marchi di abbigliamento sportivo al mondo: Adidas e Puma. Quanti di voi sapevano che sono nati da un unico marchio? Anzi, da un’unica famiglia? In particolare, si tratta dell’azienda dei fratelli Dassler, aperta dopo la prima guerra mondiale, che produceva scarpe. Adolf si occupava di fabbricare materialmente le scarpe, Rudolf gestiva la parte economica dell’azienda. Tra i due di dissidi ce ne furono tanti e il film è forse un po’ ingenuo: ci mostra da una parte il buon Adolf, che cerca di fare opposizione neutrale alla dittatura nazista assumendo anche chi non era iscritto al partito o facendo indossare le sue scarpe a Jesse Owens; dall’atra Rudolf, freddo e calcolatore dedito solo al guadagno. L’escalation di questo astio reciproco si avrà senz’altro dopo che Hitler prese il potere, portandoli, dopo la fine della guerra, a decidere di separarsi definitivamente e creare due aziende.

Tra i tanti scontri da annoverare non può mancare quello che riguarda il campione di atletica Jesse Owens, atleta nero e dunque non ben visto dalla dittatura nazista: Rudolf era contrario all’idea di fargli indossare le scarpe Dassler, mentre nella bella scena del film si vede Adolf che va direttamente da lui durante l’allenamento e gli fa provare un paio di scarpette fatte con le sue mani. Altro motivo di discordia sarà il licenziamento di un operaio che aveva difeso una ragazza dalle avances non gradite di alcuni ufficiali nazisti: il partito aveva ordinato che fosse licenziato, in quanto non iscritto al partito e Rudolf l’avrebbe fatto se non fosse stato per Adolf che, invece, lo lasciò difese.  Con la decisione dei nazisti di entrare in guerra, la maggior parte, se non la quasi totalità degli uomini abili doveva essere arruolato per andare in guerra. Adolf cercò di trattenere molti dei suoi operai dichiarando che erano fondamentali per mantenere la produzione. Ad un certo punto, però, ad essere chiamati in guerra furono i nipoti di Adolf e suo fratello Rudolf, che si arrabbiò molto quando seppe che al fratello era toccata una sorte diversa e che inoltre voleva fare in modo di nascondere i  nipoti adolescenti ma non lui. In poche scene successive siamo catapultati al funerale dei due adolescenti, mentre Rudolf ritorna a casa sano e salvo. Ma non c’è nessuna festa per il suo ritorno, gli viene rinfacciato il fatto che i due giovani siano morti e lui no.

Durante la guerra, poi, in assenza di Rudolf, Adolf aveva dovuto accettare di produrre bazooka per non far chiudere la propria fabbrica. Con l’arrivo degli americani il rischio è quello che venga saltare in aria l’azienda per essere stati complici dei nazisti, ma a salvare la situazione è la moglie di Adolf che mostra la foto scattata nel 1939 con Jesse Owens. Poi i due fratelli si accuseranno a vicenda di vicinanza al nazismo e arriveranno a dirsi cose mostruose (in una scena un po’ alla Beautiful durante un pranzo la moglie di Rudolf accusa quella di Adolf di aver avuto un figlio dal primo dei due).

Alla fine di tutto questo i due fratelli decidono di dividersi lasciando agli operai la facoltà di scegliere con chi dei due andare. Nasceranno l’ Adidas, dal nome del diminutivo di Adolf, Adi, e dall’inizio del suo cognome, e la Puma, prima Ruda, anche questa creata con le prime iniziali di nome e cognome. Anche la città si divise e nacquero bar e luoghi pubblici per i sostenitori di Adidas e viceversa per quelli di Puma.

Come ho già anticipato nel mostrare i sentimenti, le gelose e l’astio reciproco forse il film è un po’ ingenuo, ma se come me siete appassionati di storia questa pellicola non può non incuriosirvi! Anzi se volete saperne di più vi consiglio di leggere questo bell’articolo https://www.ilpost.it/2015/01/18/puma-adidas/.

Un saluto!

Eleonora.

P.S.= E chi l’avrebbe mai detto che dietro un paio di scarpe ci fosse tutta questa storia? 😉

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