Pomi d’ottone e manici di scopa, l’anti Mary Poppins

Buongiorno a tutti, come molti credo, ho ceduto alla tentazione di Disney Plus e ho quindi deciso di creare un mio account. Non sono molti i film che ho visto ad oggi, ma devo ammettere che più che buttarmi a capofitto nelle nuove serie e nuove produzioni originali, ho sfruttato la piattaforma per un tuffo nel passato. Dico solo che il primo film che ho visto è stato Pocahontas. Non ricordavo la storia e ho quindi deciso di fare un ripasso. Ieri, però, ho avuto un colpo al cuore quando ho visto che tra i film c’era anche Pomi d’ottone e manici di scopa. Adoro i film di quegli anni e non ho resistito ad una nuova visione.

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La concessione del telefono, ovvero nascita di un socialista

Ciao a tutti! Di Camilleri tutti conosciamo le avventure di Montalbano. E’ da quando sono piccola che vedo in tv le puntate del commissario di Vigata. Ammetto di non esserne una grande fan, ma ero molto incuriosita da questo film. Con La Concessione del Telefono – C’era una volta Vigata, Camilleri ci porta nella Vigata degli anni subito successivi all’unità d’Italia.

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World War Z, quando il contagio risveglia i morti

Buongiorno a tutti! Avevo già visto questo film e, quando pochi giorni fa avevo visto mio padre guardarlo, avevo pensato tra me e me che questo forse non è il momento migliore per guardarlo, tuttavia qualcosa ha spinto anche me a rivederlo. Come in molti sapranno, si tratta di un film horror in cui uno strano virus rende i contagiati degli zombie.

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Viva i conigli!

Dopo un lungo periodo di assenza, torno ispirata dalla visione di Jojo Rabbit, un film intenso e piacevole come non molti altri.

La vicenda, tratta dal libro Come semi d’autunno di Christine Leunens, è ambientata nella Vienna della seconda guerra mondiale. Di questo periodo, però, abbiamo solo un lontano eco: il film non vuole essere uno dei tantissimi film drammatici che raccontano del dolore delle vittime, nè tanto meno un film che rievochi fatti storici. Quello che a noi arriva, in tutta la sua forza, è il modo in cui un bambino di 10 può aver vissuto questo periodo di fanatismo e violenza. Un bambino cresciuto sotto la dittatura fascista a cui viene insegnato a scuola che gli ebrei hanno le corna e che sono attratti dal sangue umano, a lungo andare finisce per crederci fino a sperare che Hitler diventi il suo migliore amico.

Il protagonista Jojo, infatti, ha un amico immaginario speciale: proprio Adolf che gli dà consigli e lo incoraggia ad essere un vero ariano, un Uomo votato alla guerra sicuramente superiore ad ebrei e non ariani. Ne è talmente convinto che, in una scena, sfida anche la mamma Rosie (Scarlett Johansonn): lei, donna libera e indipendente, non vuole cedere ai diktat hitleriani. Dal suo modo di pensare, fino a quello di vestire capiamo al volo che si tratta di una donna che storicamente stona con il tempo in cui è inserita. Lotta per la libertà della Germania dal fanatismo e per questo finirà la sua vita drammaticamente.

Durante il film, assistiamo ad un vero e proprio cambio di rotta nel pensiero del piccolo protagonista, grazie all’incontro-scontro con Elsa, giovane ebrea che la madre nasconde in soffitta. Ed è proprio questa ragazza l’artefice del cambiamento: in un primo momento nemica e pericolosa, diventa poi confidente e addirittura amata. Il mutamento dei sentimenti di Jojo vengono perfettamente riportati dallo sceneggiatore con un cambio profondo nella descrizione di Elsa che, se in un primo momento minaccia il piccolo nazista con un coltello, alla fine finisce per prendersene cura.

Al di là della trama, che chiunque può trovare facilmente su Google, ciò che mi spinge a scrivere di questo film sono le mille riflessioni che suscita, soprattutto nel nostro tempo fatto di incertezze, fanatismi latenti, razzismo e odio fomentati sui social.

Il primo Jojo è la dimostrazione dell’effetto che hanno propaganda, indottrinamento, addestramento e ignoranza, inteso nel suo significato etimologico. Il secondo, invece, rappresenta la rinascita, dopo essersi avvicinato al nemico, dopo aver iniziato un dialogo e dunque un rapporto. Ed è proprio in questo senso che il film si presta ad avere molteplici morali: la madre che incita il figlio a ballare e a Vivere contro l’inneggiare alla guerra e dunque alla morte del dittatore è un vero inno alla Vita.

E in questi tempi di leoni da tastiera, di notizie allarmanti su bulli che pestano e insultano e di politici che sperano nella guerra e vogliono innalzare muri, io dico: viva sardine e conigli!

 

 

Eleonora

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